Il ruolo degli Eletti

Durante la Backdoor Night, serata organizzata dall’amico e collega Simone Mazzola e che potete riascoltare qui insieme agli altri podcast, sono intervenuti Nando Gentile e Roberto Gotta. Per chi non li conoscesse: il primo è semplicemente uno dei migliori giocatori di basket europei di sempre, il secondo è un Signor Giornalista che da anni segue lo sport soprattutto a stelle e strisce e che ha scritto una marea di cose bellissime per Superbasket e per American Superbasket.

Guidando di ritorno da Olimpia Milano-Real Madrid della settimana scorsa, ascoltavo con molto piacere la chiacchierata dei tre tra di loro e con gli spettatori quando un concetto espresso da Gotta mi ha sovraccaricato i neuroni ricettivi.

“Quando arrivò Internet in Italia dissi subito ai miei colleghi: qui fra qualche anno tutti avranno accesso alle partite e noi non saremo più gli Eletti. La differenza non sarà più: noi vediamo le partite, voi no. Quindi gli editori avrebbero dovuto essere saggi e mandare ancora di più in giro i propri inviati perché quello che vedono in giro con i propri occhi è unico […] Invece gli editori hanno fatto la scelta opposta: vabbè, la guardate in tv, perché andare sul posto? E questo ha reso inutile l’approfondimento. Ed è proprio per questo che ho cominciato a viaggiare di più per conto mio: non potevo scrivere dei Mavs avendoli visti due volte, sarebbe stata una truffa nei confronti di chi leggeva”.

Bingo! Ovviamente non tutti i problemi del cartaceo italiano degli ultimi vent’anni si esauriscono qui. Però questo è un aspetto fondamentale della crisi: invece che difendere e rafforzare il ruolo dell’inviato come intermediario tra l’evento e il lettore, gli editori – o almeno la maggior parte di essi – hanno alzato le braccia e si sono arresi. E ne pagano le conseguenze.
Sono ancora in tempo per tornare indietro?

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