A Nuvolari di morire non importa niente

Tazio Nuvolari è nato il 16 novembre 1892. Ovviamente io non l’ho mai visto correre e quindi di lui non posso che avere una conoscenza indiretta. Ad esempio attraverso la splendida canzone di Lucio Dalla.

Del testo di questo brano mi colpisce molto la frase che ho scelto come titolo del post. È secondo me l’essenza del Tazio Nuvolari pilota, ribadita da un aneddoto raccontato da Enzo Ferrari:
Ricordo una Targa Florio, nel 1932 […] Alla partenza da Modena, nel salutarlo, gli dissi che avevo prenotato il biglietto di andata e ritorno. Mi rispose: “Dicono che sei un bravo amministratore, ma mi accorgo che non è vero. Dovevi farmi riservare solo il biglietto di andata, perché quando si parte per una corsa bisogna prevedere la possibilità di tornare in un baule di legno”.

Uno spirito avventuriero e coraggioso, al limite del folle. Forse anche oltre il limite. Nuvolari è stato senza dubbio figlio della sua epoca, nella quale i piloti non si ponevano freni semplicemente perché con le innovazioni tecnologiche continue ma allo stesso tempo fragili la linea di confine si spostava ogni volta rimanendo sfumata nei contorni. I racconti sulle corse finite da Nivola in condizioni estreme – senza il volante, senza la molla di richiamo dell’acceleratore, senza il cofano motore, con vento fortissimo – non si contano. Sembra quasi che lui si divertisse solo così e che solo in situazioni proibitive trovasse il senso vero e profondo del correre in automobile e in motocicletta. E probabilmente era questo il modo migliore per Nuvolari per reagire alle proprie tragedie personali, in primis ai due figli morti giovanissimi: correre, correre, correre come un pazzo sfidando la morte ad ogni curva e ad ogni frenata se necessario.

Mi piace pensare che non abbia mai ufficializzato il suo ritiro – nonostante negli ultimi due anni di vita non abbia corso per il peggioramento delle condizioni fisiche – perché conscio che non avrebbe avuto alcun senso un Tazio Nuvolari che non fosse Pilota.

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