L’uomo Rosberg e la ricerca della tranquillità

“Ho scalato la mia montagna, sono in vetta. E questo mi fa stare bene”.
È uno dei passaggi della lettera con la quale Nico Rosberg ha annunciato l’addio alla Formula 1 qualche giorno dopo aver vinto il suo primo titolo mondiale. Un annuncio clamoroso perché totalmente inaspettato.

Rosberg dunque dice basta. Lo fa dopo aver raggiunto l’obiettivo di una vita: “Sin da quando avevo 6 anni avevo un sogno, ed era quello di diventare campione del mondo della Formula 1. Ora l’ho raggiunto, ho dato tutto per questo obiettivo per 25 anni”.
Ora il dibattito è aperto: ha fatto bene o male a ritirarsi ora, a 31 anni, con il primo titolo conquistato?
Sottolineo un altro passaggio della lettera, in cui Nico parla della moglie Vivian: “Ha capito che quest’anno era il grande momento, la nostra opportunità di farcela. Ha creato dopo ogni gara lo spazio per consentirmi di recuperare, occupandosi della nostra bimba tutte le notti, intervenendo quando le cose si facevano difficili e mettendo il campionato al primo posto”.
Ora guardate la foto che ha postato: osservate quanta serenità traspare da tutto il contesto, quanta armonia nel suo volto, quanta tranquillità. Ecco: a me pare che Rosberg volesse questo, ne soffrisse l’assenza e che aver raggiunto il suo obiettivo sportivo la priorità sia diventata un’altra. Davvero ce la sentiamo di “condannarlo”? Davvero possiamo dargli del fifone per non essersi messo in discussione dopo aver raggiunto l’apice? O possiamo comprendere che dopo anni di stress emotivo, psichico e fisico – comparando il tutto in ambito sportivo, naturalmente – un ragazzo come Nico abbia voglia di riprendere il filo con la propria vita privata?
Naturalmente potrà capitare che fra un anno, due, tre al pilota tedesco possa tornare la voglia di rimettersi la tuta, il casco, i guanti e riprendere un volante tra le mani. Ammesso che lo farà, anche in quel caso sarà semplicemente umano.

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