La maledizione di Babe Ruth

Sono tre i cardini sportivi degli Stati Uniti del ‘900, sia per quanto fatto da atleti sia per l’influenza che hanno avuto sulla cultura popolare: Mohammed Alì, Michael Jordan e George Herman Babe Ruth.

Quando finisce la stagione 1919 della Major League Baseball, i Boston Red Sox vivono una situazione dicotomica: da una parte sono una delle franchigie più forti della Lega, dall’altra hanno enormi problemi economici. Il proprietario, l’impresario teatrale Harry Frazee, non ha alternative che cedere i propri giocatori migliori. Gli acerrimi rivali dei New York Yankees, fin lì una squadraccia con degli scappati di casa o poco più, si presentano con la borsa stracolma di dollari e se ne prendono 8, compreso il più forte di tutti: Babe Ruth.

Lanciatore ed esterno, era l’idolo dei tifosi molti dei quali accorrevano a vedere non le partite ma semmai le sue perfomance in battuta. Fuoricampo dopo fuoricampo, Ruth scalò ben presto le vette della popolarità anche grazia all’attrazione che esercitava il suo fisico (definirlo grasso è riduttivo se pensiamo al fisico richiesto ad un’atleta) e il suo carattere che con un eufemismo potremmo definire esuberante. Ma sopratutto c’era il Talento, quello vero, quello che se ben allenato ti fa diventare una Leggenda. Questi i suoi numeri, tratti dal sito del National Baseball Hall Of Fame:

Per i non esperti: fidatevi, sono numeri clamorosi e che a lungo hanno costituito record della MLB. E due di questi – OPS, cioè presenza sulla base + colpi, e Slugging, statistica tiene invece conto del numero di basi raggiunte – sono numeri imbattuti ancora oggi.

Il 3 gennaio 1920 Babe Ruth passa agli Yankees per la somma allora pazzesca di 125mila dollari più un prestito di 300mila dollari con tanto di ipoteca sull’impianto dei Red Sox. Il Bambino abbandona il ruolo di lanciatore, si specializza nella battuta e diventa il terrore degli avversari. Con lui e con altri fuoriclasse come Lou Gehrig gli Yankees diventano la franchigia di riferimento, un marchio dello sport americano riconosciuto in tutto il mondo. Si può tranquillamente parlare di uno dei trasferimenti più importanti nella storia dello sport mondiale.

E i Red Sox? Tre titoli in quattro stagioni, poi dal 1918 niente. Quattro World Series disputate e tutte perse. Una serie quasi infinita di sfighe. Come se ci fosse una Maledizione.
Anzi, la Maledizione c’è: è quella di Babe Ruth, è quella del Bambino. Lo scrive in un libro nel 1990 il giornalista Dan Shaughnessy. In sostanza i Boston Red Sox vengono puniti perché Frazee ha ceduto Ruth per finanziare le sue opere teatrali.
Non ha nessuna base né scientifica né esoterica ma comunque è una storia che prende e affascina. A metà tra ironia e serietà, la Maledizione prende il largo e diventa oggetto di altri libri, documentari, spettacoli teatrali, articoli, sfottò tra tifosi. Fino al 2004, fino a quando Manny Ramirez trascina i Red Sox ad un titolo atteso 86 anni. Con tanti cari saluti alla Maledizione.

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