Nedo Nadi, insuperato Campione

Non lontano dalla casa dove sono nato e cresciuto a Foggia, c’è una via intitolata ad un personaggio che da piccolo non conoscevo. Trovavo buffo nella mia ingenuità da bambino il suo nome così simile al cognome. Quando poi ho saputo chi fosse e perché gli sia stata intitolata una via quel nome da stranezza suscitò ammirazione. Perché verso Campioni come Nedo Nadi sentimenti negativi non sono previsti.

È l’unico schermidore ad aver vinto una medaglia d’oro in tutte e tre le armi nel corso di una stessa edizione dei Giochi Olimpici (Anversa 1920): con la specializzazione che c’è ormai da molti anni nella scherma è un record destinato a rimanere imbattuto. Mancò l’en plein di 6 ori su 6 perché un problema intestinale lo costrinse ad abbandonare il torneo individuale di spada. Arma, questa, che imparò insieme al fratello Aldo all’insaputa del severo padre Giuseppe, maestro d’armi, che la considerava la un’arma non disciplinata.
Ma Nedo Nadi è stato molto di più di un Campione in pedana.

Ha vinto da schermidore, ha vinto da commissario tecnico, ha vinto da presidente federale. Sempre con la stessa eleganza, lo stesso temperamento, la stessa riservatezza, lo stesso coraggio. Un insuperato campione, come recita la lapide che lo ricorda nella natia di Livorno. Uno che ha guardato il fascismo con disprezzo e che per questo ha rischiato anche di essere menato. Uno che si è arreso solo ad un ictus il 29 gennaio 1940, a 45 anni.

Emanuele Trevi, nel tracciare un ritratto di Nadi, ne ha colto secondo me l’essenza più profonda:

Ci sono dei campioni sportivi che riescono a conservare un’ aura di nobiltà e di riserbo, un’ ombra di nobile malinconia, anche nel bel mezzo dei loro più grandi trionfi. Con Ayrton Senna, Agostino Di Bartolomei e pochi altri grandissimi, Nedo Nadi mi sembra appartenere a questa razza di uomini preziosi e rari.

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