Basket italiano, la parola ai dirigenti

Pomeriggio di confonto a Siena tra le componenti dirigenziali del basket italiano – unico assente Massimo Protani, presidente della Lega Basket Femminile – per esporre i propri punti di vista sulla situazione della nostra pallacanestro. L’occasione è stata la presentazione del corso per Operatore di Società Sportive. Ho raccolto le frasi a mio giudizio più significative dei partecipanti: gli spunti di riflessione non mancano.

Marco Petrini, consigliere federale: “Il minibasket è in grande salute, con un ampio numero di iscritti: oltre 200mila bambini. Abbiamo però il problema di portare questi bimbi a fare attività giovanile, anche per un problema di impiantistica. Bisogna poi chiedere alle società di A e A2 quanta voglia abbiano davvero di spendere per i settori giovanili”.

Alessandro Marzoli, presidente GIBA: “C’è naturalmente preoccupazione per il futuro del basket italiano. Servono i risultati sportivi della Nazionale ma serve anche qualità nel prodotto delle Leghe. Noi passiamo come gli strenui difensori dell’italianità ma in realtà non è solo una battaglia sindacale. Partiamo comunque dal presupposto che deve giocare chi merita, non chi ha un passaporto. Il nostro modello ideale è l’A2 ma dobbiamo essere intellettualmente onesti e non poter vivere nel passato: 3 o 4 stranieri di qualità possono essere un giusto numero. Con la LNP è iniziato un percorso virtuoso che diventa obbligatorio in assenza di normative specifiche per un campionato a metà strada tra professionismo e dilettantismo nel quale mancano sostegni per i lavoratori, per esempio sul fondo pensionistico. Per le donne poi c’è un ulteriore aggravio: non ci sono tutele per la maternità. Stiamo lavorando per ridurre questo vuoto normativo che ha gravi ripercussioni sociali ed umane”.

Massimo Faraoni, segretario generale Lega Nazionale Pallacanestro: “Ho sempre pensato che sia un suicidio per i club ridurre le spese per il settore giovanile e per dirigenti professionali. Serve qualificare maggiormente i dirigenti del basket italiano e non è detto che si possa pescare a prescindere dagli ex giocatori: prendete Meneghin, per esempio, che ci ha fatto perdere quattro anni durante la sua presidenza. Serve inoltre aumentare gli investimenti su comunicazione e marketing. Per quanto riguarda il piano tecnico per me non c’è un numero sufficiente di italiani di alto livello: dobbiamo lavorare su questo aspetto. Mercoledì (domani 1 febbraio, ndr) avremo un incontro comune e sarà fondamentale disegnare un progetto che sia almeno quadriennale”.

Egidio Bianchi, presidente LegaBasket: “La A è il motore del basket italiano,  che è l’unico sport professionistico oltre al calcio. Io e il mio staff stiamo lavorando su tanti aspetti: creare sostenibilità economica per le squadre; convincere i club a spendere più in comunicazione e marketing piuttosto che su un giocatore in più per la prima squadra; migliorare l’impiantistica che ora è vecchia, scomoda, non pienamente fruibile; valutare la possibilità di uno sponsor tecnico comune. Abbiamo bisogno di un confronto con tutte le componenti ma non sulla singola materia: dobbiamo trovare un punto d’accordo che sia organico e pluriennale”.

Gaetano Laguardia, vice presidente Federbasket: “Come Federazione le nostre priorità sono la Nazionale, poi i ragazzi, infine i palazzetti. Se le nazionali maggiori faticano. a livello giovanile ci sono ottimi risultati tanto che siamo terzi nel ranking tra maschile e femminile. Poi però i nostri giocatori faticano a crescere e dobbiamo trovare una soluzione a questo. Così come dobbiamo trovare una soluzione al fatto che la Legge 91 sul professionismo serva a 40, massimo 50 italiani mentre le società pagano contributi per giocatori stranieri che non useranno mai quel denaro. Oggi il basket italiano è fermo su troppe cose: bisogna darci da fare senza piangerci troppo addosso”.

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