Dorando Pietri, il re senza corona

Sono tre le date principali nella vita di Dorando Pietri: il 16 ottobre 1885, quando nasce a Correggio; il 7 febbraio 1942, quando muore a Sanremo in condizioni economiche lontanissime dai fasti di quando correva e trionfava; in mezzo il 24 luglio 1908, il giorno in cui diventò famoso per non aver vinto.

Ai Giochi Olimpici di Londra per la prima volta la maratona si corre sulla distanza di 42,195 km – che diventerà ufficiale a partire dal 1921 -, in una giornata particolarmente calda. Partecipano 56 atleti tra cui Pietri, che ha 23 anni ed è il miglior maratoneta del Regno d’Italia.
Fa una prima parte di gara d’attesa poi, a metà percorso, attacca: via via supera tutti coloro che lo precedono e a 3 km dall’arrivo è da solo in testa.
Qui però comincia ad accusare la fatica (si narra anche per colpa di un’iniezione di stricnina ma non ci sono prove): sbaglia strada, cade ripetutamente, impiega dieci minuti per coprire gli ultimi 500 metri. E non lo fa da solo: lo aiutano giudici e medici. Nella foto celeberrima che immortala il momento (e che fa da ovvia copertina all’articolo) ad accompagnare il reggiano ci sono alla destra dell’atleta – con il megafono – il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Quando taglia il traguardo la folla del White City Stadium è tutta per lui, così come la barella su cui viene poggiato.
Dorando Pietri ha vinto la Maratona Olimpica, dicono i giudici. Ma il secondo, l’americano Johnny Hayes, non ci sta e fa ricorso: lo vince con estrema facilità.
Ma il vero vincitore per tutti è Dorando: riceve una coppa dalla Regina Alessandra e il Daily Mail, su spinta di Sir Conan Doyle che era presente allo stadio in qualità di inviato, organizza una sottoscrizione di fondi per permettere all’italiano di aprire un panificio a Carpi. Dopo quella non vittoria diventerà professionista correndo in mezzo mondo. Due rivincite con Hayes, di cui una al Madison Square Garden, videro la vittoria di Pietri davanti a migliaia di spettatori in delirio.
É di fatto il non vincitore olimpico più celebre della Storia dei Giochi.

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