Sport Movie – Un ragazzo di Calabria

Nell’ultima parte della filmografia di Luigi Comencini c’è spazio anche per un film incentrato sullo sport e sull’atletica in particolare. Un ragazzo di Calabria, naturalmente, non è un’opera solo sportiva: la passione per la corsa del tredicenne Mimì è il pretesto per raccontare uno spaccato d’Italia e di italiani. E come spesso accade nelle opere del regista scomparso nel 2007, la Grande Storia si intreccia con la Piccola.
Abebe Bikila che vince scalzo la maratona di Roma nel ’60 – in uno scenario meraviglioso tra i Fori Imperiali, il Colosseo e l’Appia Antica illuminata dalle fiaccole – è l’esempio a cui il protagonista, Mimì appunto, si aggrappa per sfidare la volontà del padre, che lo vorrebbe piegato sui libri per avere un futuro migliore del proprio. Non è una semplice disobbedienza all’autoritaria, seppur in modo discontinuo, figura paterna: è piuttosto una vera e propria ribellione al pensiero comune per cui chi corre è un perdigiorno senza futuro.
Questo dialogo tra l’allenatore Gian Maria Volonté – la cui sola presenza basta e avanza per tenermi incollato allo schermo a guardare qualsiasi cosa – e il papà Diego Abantantuono – che è bravissimo nel far trasparire la difficoltà del suo personaggio a dover essere un padre padrone – riassume il contrasto alla base dell’opera, il duello costante tra sognatori e disincantati.

Un ragazzo di Calabria è un film che mi emoziona, al netto di qualche eccesso di retorica (la professoressa di italiano è tanto severa da risultare una macchietta, ad esempio), di qualche passaggio a vuoto degli interpreti secondari e di una sceneggiatura che si prende troppe pause.
Mi emoziona perché la storia di Mimì è la storia di un intero Mezzogiorno, non solo della Calabria, che prova a guardare oltre la realtà che lo circonda con l’obiettivo di realizzarsi secondo le proprie capacità e non secondo le imposizioni della società. In maniera naturale facciamo il tifo per questo ragazzino perché possa realizzare il suo sogno: e se alla fine ci emozioniamo insieme alla mamma, allora Comencini ha raggiunto il suo obiettivo.

FRASE PREFERITA: (Felice rivolto a Domenico) “Per vincere le gare bisogna faticare. Molte volte si perdono. E ogni volta bisogna ricominciare daccapo: allenarsi, allenarsi tutti i giorni. Anzi, dalle nostre parti più di notte che di giorno […] La gente è ignorante e non ti lascia campare come vuoi. Nessuno crede ai sogni. Nessuno vuole lasciarti sognare”

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