La Champions, il Napoli e il Bernabeu

La sentite questa strana aria che c’è in giro? Quest’aria di erba calpestata, di sudore, di fatica, di speranza, di delusione, di rimonte impossibili? È l’inconfondibile profumo della fase finale della Champions League. Un profumo che rispetto ad altri suoi simili ha una particolarità che nessun altro possiede: la colonna sonora da brividi, la “musichetta” (pluri-cit.).

Si riparte dunque stasera con l’andata dei primi ottavi di finale. Tra un Borussia che non potrà sbagliare contro il Benfica perché la Bundes è già andata via, un PSG-Barça che si avvia a diventare un classico ed un Bayern-Arsenal molto affascinante soprattutto per capire cosa si inventerà questa volta Wenger per complicarsi ulteriormente una vita resa già molto difficile dall’urna, le attenzioni maggiori inevitabilmente le rivolgeremo domani al Bernabeu.

Al momento del sorteggio scrissi che “i ragazzi di Sarri possono sfruttare tre armi: l’entusiasmo, l’assenza di qualsivoglia stress da eliminazione – qualcuno può davvero pensare che un’eliminazione con il Real possa essere un risultato negativo? – e un tipo di gioco rapido e veloce che può mettere in difficoltà un reparto difensivo spesso compassato”. A distanza di due mesi il mio pensiero non è cambiato, anzi: ne è uscito rafforzato.

Certamente ci dovrà essere un grande lavoro mentale del tecnico per far sì che la valdaniana paura del palcoscenico non paralizzi i giocatori, specie quelli meno esperti. Ma se il Napoli supera questo primo insidioso step allora ci sarà da divertirsi.
Contro l’Osasuna, nell’ultima di Liga, Zidane ha provato, fino all’infortunio di Danilo, una difesa a 3 con Isco più mezz’ala che esterno. Facile pensare che l’abbia fatto soprattutto per testare un assetto che gli permetterebbe di avere superiorità numerica a centrocampo e maggiore copertura difensiva. Ma non è un modo di stare in campo che è nelle corde delle merengues, di queste merengues almeno. E mi risulta difficile pensare ad un Real attendista e paziente, un Real che lascia al Napoli la prima mossa sapendo peraltro che giocarsi eventualmente la qualificazione al San Paolo rischia di diventare un girone dantesco. Al Real che si snatura non ci credo.

Ma non credo neanche al Napoli che si snatura. I partenopei sono arrivati fin qui con idee di calcio molto precise, messe in campo con qualunque tipologia di avversario (e forse questo è un limite, ma è un altro discorso che semmai riprenderò prossimamente) e con qualunque giocatore schierato nell’11 titolare, fermo restando le caratteristiche dei singoli. Sarà fondamentale per gli azzurri saper creare problemi e mettere il Real di fronte a delle scelte: lasciare spazio a Mertens? E quanto spazio? Coprire il taglio di Hamsik o seguire Insigne palla al piede? Marcare Callejon o lasciare un corridoio centrale? Molte delle chance del Napoli passeranno dalle scelte difensive dei blancos e dalle conseguenti reazioni napoletane.

Senza dimenticare OVVIAMENTE che, a proposito di problemi, ci sarebbe quest’omino qui…

 

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