City-Monaco, errori e divertimento

Manchester City-Monaco è stato un vero spettacolo. Otto gol, un rigore sbagliato, uno reclamato, avanti il City, avanti i monegaschi, avanti di nuovo i citizens. Uno spettacolo, innegabile. Ma bello o brutto?

Non mi addentro sull’analisi del match, sul fatto che il Monaco l’abbia buttata un po’ via, su come Guardiola abbia ripreso una gara balorda: voglio concentrarmi su altro. Ho letto sui social tanti commenti negativi di addetti ai lavori e tifosi che non si sono divertiti, che si sono annoiati (sic), che si sono lamentati delle difese ballerine. Per carità, tutto legittimo: la bellezza nasce da valutazione totalmente soggettive. Però davvero City-Monaco è stata noiosa? Deludente? E se lo è stata, come definire uno 0-0 di fine stagione tipo quello tra Chievo e Bologna dello scorso anno?
Sì, ci sono stati errori difensivi evidenti: negarlo sarebbe sciocco. Ma di errori/orrori ce ne sono in ogni partita dalla notte dei tempi e ce ne saranno nei secoli dei secoli: sta all’attacco approfittarne e concretizzare. E vogliamo fare una colpa al City e al Monaco di aver segnato tanto? Di aver approfittato dei regali altrui? Di aver regalato emozioni? “Tutti da natura siamo pronti più a biasmare gli errori, che a laudar le cose ben fatte”  scrisse Baldassarre Castiglione nel 1528: l’istinto umano resta immutato, evidentemente. Ciononostante fatico a comprendere il focalizzarsi solo sulle giocate riprovevoli. Anche a me piacciono di più le squadre che hanno equilibrio, che regalano il meno possibile agli avversari, che sono ciniche con il pallone tra i piedi: sono anche le squadre che tendenzialmente fanno più strada nei tornei. Però non giro la testa da un’altra parte di fronte a partite come ieri sera. Perdonate sin d’ora l’accostamento irriguardoso ma mi serve un Esempio Altissimo per spiegare meglio il concetto.

Nello scrivere di Italia-Germania 4-3 (se non sapete l’anno mettetevi in punizione dietro la lavagna), Gianni Brera fu molto critico sugli aspetti tecnico-tattici ed evidenziò gli errori delle difese su quattro dei sette gol. Ma non si sognò mai di mettere in discussione l’aspetto emotivo della sfida, il pathos che suscitò in chi la seguì, l’adrenalina che per settimane accompagnò i protagonisti e gli spettatori. Anche un integralista della tattica come lui sapeva benissimo che il calcio deve, quasi come obbligo morale, regalare partite come Italia-Germania o (scendendo più in basso per importanza) City-Monaco: partite in cui la tattica e la logica vanno a farsi benedire, in cui i difensori errano – in tutti i sensi – sul campo, in cui gli spettatori si alzano in piedi ad ogni azione.
Probabilmente né il City né il Monaco vinceranno la Champions, non con questo disequilibrio. E certamente City-Monaco non entra nella Top 10, 20, 30 delle partite storiche. Ma davvero non vi siete divertiti ieri sera? Davvero sentite di aver sprecato due ore della vostra vita?

Postilla – Radamel “Fenice” Falcao sta recuperando con gli interessi gli anni persi/sprecati. Qui Stones va a vuoto e Caballero esce male: due errori evidenti. Ma quello che fa il colombiano per sfruttare le magagne degli avversari è WOW. Lodiamo questa cosa ben fatta.

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