Sport Movie – Rush

Nell’incipit di Rush c’è racchiuso subito tutto il senso del film di Ron Howard. Raccontare la rivaltà tra Niki Lauda e James Hunt che accese la Formula 1 negli anni ’70 e in particolare nel Mondiale del 1976 è il pretesto per affrontare un tema dalle mille sfaccettature: l’uomo che sfida la morte, che ci gioca, che le fa l’occhiolino per vedere l’effetto che fa.

Ci sono delle inesattezze storiche che ovviamente sono legate ad esigenze di sceneggiatura (per esempio la Hesket non fallisce ed Hunt non resta a spasso come nel film: ma ricordiamoci sempre che non è un documentario). Così come la rivalità tra Lauda e Hunt è stata spinta in maniera più aggressiva rispetto alla realtà: i due si stimavano e si rispettavano, pur nell’ambito del duello sportivo, come peraltro emerge nell’ultima scena del film. Ma in un certo senso il lavoro fatto da Ron Howard una realtà la rispecchia comunque: la narrativa sportiva, sia essa filmica che giornalistica, ha un bisogno – talvolta disperato – di creare dei contrasti tra due atleti non solo perché concorrono per lo stesso obiettivo ma anche perché sono agli antipodi per carattere, modi di fare, background oppure perché rappresentano due culture in netta (magari a volte solo apparente) contrapposizione. “Non c’è opera teatrale senza conflitto”, diceva Bernard Shaw, e la stessa cosa vale per lo sport. Rush ha questo come straordinario punto di forza: uno contro l’altro, nessuna via di mezzo.
L’altro elemento che rende questo un film riuscito è la ricostruzione dei gran premi. La fotografia, il montaggio, le luci, gli angoli delle inquadrature: tutti elementi che permettono un’immedesimazione e un’empatia fortissime. Come accade, ad esempio, per il ritorno alle corse di Lauda 42 giorni dopo dopo l’incidente del Nurburgring.

Rush è un film che attira e tiene incollati per il dosaggio degli elementi drammatici proposti, per la bravura degli attori – pressoché identici ai protagonisti originali con un lavoro di trucco e di mimica notevole – e per il modo decisamente non approssimativo di approcciarsi alla Formula 1.

FRASE PREFERITA – “Ogni anno, 25 piloti prendono parte al campionato mondiale di Formula 1 e ogni anno due di noi perdono la vita. Chi può scegliere un lavoro simile? Non le persone normali, questo è sicuro. Ribelli. Pazzi. Sognatori. Persone che farebbero qualsiasi cosa per lasciare il segno e che sono disposti a morire pur di riuscirci” (Niki Lauda)

P.S.: nella versione originale la telecronaca del Gp d’Italia è di Alex Zanardi, che nella versione in italiano viene doppiato.

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