La folle (e non professionale) estate di Antonio Cassano

Antonio Cassano è un ex giocatore di calcio. Lo ha confermato lui stesso al termine di una settimana in cui ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto.

Con questo messaggio affidato al profilo twitter della moglie Fantantonio ha detto che può bastare così. E meno male, aggiungo io. Perché davvero può bastare così.
Non conosco le reali motivazioni al di là di quello che ha scritto lui, ma mi sento sicuro di affermare che uno dei talenti naturali più fulgidi della nostra storia calcistica chiude la carriera in modo assolutamente non professionale. Senza rispetto per il Verona che l’ha protetto, coccolato, compreso; senza rispetto per i compagni e per l’allenatore; senza rispetto per se stesso e per il proprio talento.

Forse è come in quelle storie d’amore in cui tronchi subito perché non sei convinto che l’altro/a ti piaccia davvero e allora meglio chiudere subito per evitare di trascinarsi stancamente. Ecco: sicuramente meglio ora per l’Hellas che a novembre o a febbraio. Questo però non cancella il giudizio sulle modalità di azione di Cassano. Ha trasformato il suo ritiro dal calcio in una barzelletta, come del resto ha fatto in molte fasi della sua carriera. Ha ridicolizzato il suo finale di calciatore e il suo talento non lo meritava.

Di Antonio Cassano calciatore ci resterà il ricordo di uno che con i piedi poteva fare quello che voleva quando voleva, un anarchico del football, uno di quelli di cui abbiamo bisogno per non intrappolare il gioco dentro paletti troppo rigidi. Ma anche uno che non aveva nelle sue corde quel minimo di professionalità richiesto ad alti livelli.

Finisce qui, dunque. Sempre che non ci ripensi, naturalmente.

Potrebbero interessarti anche...