Come arriviamo (e come arriva Ventura) al playoff con la Svezia?

La Friends Arena di Solna è il modernissimo teatro in cui gli azzurri stasera sfideranno la Svezia nell’andata del playoff per il Mondiale 2018.
Siamo dove tutti – tranne qualche inguaribile ottimista – pensavamo che saremmo stati al momento del sorteggio dei gruppi, cioè da secondi nel girone dietro la Spagna. Il problema è come ci arriviamo. Tralasciando la sfida del Bernabeu, l’Italia di Ventura ha offerto nelle ultime tre partite altrettanto prestazioni al limite dell’osceno calcistico: senza grinta, senza logica, senza la benché minima qualità. È vero, anche in passato la Nazionale ha offerto scialbe prestazioni contro squadre di basso profilo (do you remember lo 0-1 a Malta con gol da annullare di Pellè?). Ma la differenza è che questa squadra ha parecchie certezze in meno rispetto a molte di quelle che l’hanno preceduta.

Ma riguardiamo il brillante pareggio contro la volenterosa Macedonia

L’insistenza di Ventura nell’imporre un assetto tattico, l’ormai “famigerato” 4-2-4, in assenza di interpreti adatti è uno dei fattori, non certo l’unico ma forse il più determinante. Contemporaneamente è un modulo che costringe Verratti e De Rossi a coprire zone di campo maggiori di quelle a cui sono abituati, costringe Insigne a rimanere largo per non intasare la zona centrale, costringe Belotti e Immobile a fare un lavoro di sponda e di raccordo che non hanno mai fatto. Questo solo per citare metà dei titolari di quest’ultimo periodo. Passando alle riserve è evidente poi come la coppia Parolo-Gagliardini sia poco funzionale al gioco richiesto ai due mediani. Eppure il 4-2-4 ha comunque più senso di altri diabolici esperimenti di Ventura, come il 3-5-2 visto in Macedonia con Bonaventura e Bernardeschi mezzali. Tutta questa girandola per poi arrivare a giocarsi il passaggio al Mondiale con un 3-5-2 più “tradizionale”, rinunciando a due tra i più in forma del gruppo, Insigne negli 11 ed El Shaarawy nei 23, ma almeno mettendo i giocatori nelle loro comfort zone.
Peraltro l’assenza di questo El Shaarawy fatico a comprenderla, così come l’esclusione dai convocati per stasera di D’Ambrosio e Spinazzola che ci priva di una vera alternativa al titolare Darmian sulla corsia mancina.

Dopo un anno dunque questa Nazionale non ha un’identità né tattica, né tecnica. E se la qualità media è quella che è, rispetto non solo al passato ma soprattutto alle altre big, l’assenza di un filo logico è certamente colpa da addebitare al ct. Soprattutto quello che mi preoccupa è l’assenza di personalità che troppe volte si è manifestata, tanto che secondo me l’avversario più difficile da superare non sarà Fosberg e compagnia ma la paura di non farcela, di fallire come nel 1958 (a tal proposito: qui Giuseppe Pastore racconta in maniera più che egregia come si arrivò a quell’eliminazione). Potrebbe anche diventare benzina necessaria per superare l’ostacolo, intendiamoci. Già dal primo quarto d’ora di Solna capiremo molte cose in tal senso. Una cosa è certa: è arrivata l’ora che l’Italia si desti.

Io sono tra quelli che vedrebbe con favore un cambio di guida tecnica, non per forza prima del Mondiale (ammesso che ci si arrivi, ovviamente…). Ma sono anche tra quelli che si guarda bene dal tifare Svezia stasera e lunedì perché al Mondiale, di riffa o di raffa, ci voglio essere. Anche per i motivi nobili che racconta qui Jvan Sica:

far perdere l’Italia ad un Mondiale ad un proprio figlio può essere un danno e di sicuro è un peccato, perché spuntare un potenziale ricordo da una vita è un tassello in meno nella costruzione di un uomo.

Per cui Forza Azzurri, Forza Ventura e speriamo di cavarcela.

Potrebbero interessarti anche...