Top 10 – Lucio Battisti

Con questo post inauguro una rubrica che spero di poter portare avanti con continuità. Saranno Top 10 strettamente personali e nate con l’intento di stimolare il confronto con voi lettori. Nessuna pretesa di assolutismo.

Sono passati 20 anni esatti dalla scomparsa di Lucio Battisti. Una scomparsa fisica, materiale ma non certo artistica. Anzi: complice il fatto che dall’inizio degli anni ’80 Battisti non ha più rilasciato interviste né fatto apparizioni in pubblico, il suo essere artista ha preso il sopravvento sul suo essere uomo. Esattamente come auspicava.

A Battisti sono molto legato, credo per gli stessi motivi di milioni di persone: quando ho iniziato a suonare la chitarra erano sue le prime canzoni che ho imparato; c’è sempre stato un momento in cui una sua canzone rappresentava il mio stato d’animo; il fascino dell’unione tra tradizione italica e nuove frontiere. E poi una cosa che mi ha sempre fatto brillare gli occhi: non c’è una canzone uguale all’altra. Non c’è. Ognuna ha le proprie particolarità, il proprio ritmo, la propria anima.

Non è stato dunque facile stilare una Top 10 e sono certo che ogni Battistologo ha la sua che difende con le unghie e con i denti.

10) Ami ancora Elisa

Re e Si minore che ti prendono per mano all’inizio e non ti lasciano più. Esattamente come il ricordo di Elisa testimoniato dalla voce interiore che dice ripetutamente Ami ancora Elisa, ami ancora Elisa, ami ancora Elisa.

9) Potrebbe essere sera
Il mio brano preferito del periodo panelliano. Elettronica techno-dance a gogò, sperimentazione organizzata, testo che si adagia perfettamente alla musica.

8) Il leone e la gallina
Un gioco musicale con la chitarra che all’inizio dà la sensazione del movimento furtivo per fare propria la preda. Un gioiellino poco conosciuto ma che mi ha sempre fatto impazzire.

7) Dove arriva quel cespuglio
Splendido prog con un giro di basso che ti entra dentro senza chiedere il permesso. E quello che per me è il verso più bello di Mogol: “la tristezza si dissolve come il fumo, resta solo il tuo profumo, il profumo della pelle, lo sfondo delle stelle e un vago senso di dolore che scompare col respiro, col respiro del tuo amore”

6) Il tempo di morire
Un ossessione sessuale verso una ragazza, con il protagonista disposto a dare tutto perfino la sua moto 10hp – come se fosse chissà che. La voce di Lucio e le sonorità rock+r’n’b danno tutto il senso della disperazione.

5) Insieme a te sto bene
Possono rock, blues e lingua italiana dar luogo ad un ménage a trois riuscito? La risposta è sì, superbamente sì.

4) Fiori rosa, fiori di pesco
Meraviglioso il modo in cui gli strumenti e il ritmo accompagnino lo stato d’animo da teso a estasiato, da nervoso a speranzoso.

3) I giardini di marzo
Musica malinconica a fare da sfondo ad un testo sulla povertà e sul senso di esclusione. Poi, all’improvviso, un inciso di speranza, di voglia di vivere, di gioia. Un gioiello.

2) Pensieri e Parole
Due canzoni in una, due voci, due linee melodiche. Due rette parallele che si sovrappongono, si allontanano per poi riavvicinarsi senza darsi fastidio. Capolavoro.

1) Anna
L’interpretazione più sofferta, più straziante. Il nome Anna cantato con la voce spaccata dall’emozione. Con una batteria che bussa sempre più forte  nell’animo del protagonista fino a straziare lui e l’ascoltatore. Mi si stringe il petto ogni volta che l’ascolto.